PLASTICHE IN MARE E DANNI ALL’ECOSISTEMA

 ALESSANDRA TOMMASINO

Pochi minuti di vita e uno spasmodico ricorso a bicchieri, forchette, cannucce che hanno una durata di vita di pochi minuti, a volte secondi. E poi microplastiche in cosmetici, scrub e detergenti. Un uso crescente nell’abbigliamento, con fibre chimiche. Abitudini che progressivamente danneggiano il nostro ecosistema. A confermarlo anche il recente studio sulle microplastiche in mare condotto  nel golfo di Napoli dalla stazione zoologica Anton Dohrn, che ha installato sei grandi laboratori sommersi di oltre 15 metri di profondità e 2 metri di diametro per il campionamento delle acque nell’area di Mergellina. I dati, ancora parziali, sono stati anticipati nell’ambito del Forum internazionale sui rifiuti Polieco dal titolo “Plastica: ancora un futuro?”, in corso a Ischia.  Christophe Brunet, che ha curato la ricerca internazionale, sottolinea come a Napoli sia stato effettuato uno studio non comparabile con nessun altro progetto. Obiettivo della ricerca comprendere gli effetti sulla biodiversità e sulle componenti più grandi che possono finire nei nostri piatti. “Gli studi effettuati finora non hanno tenuto conto di tutta la colonna d’acqua, visto che normalmente i prelievi per il campionamento vengono effettuati in superficie – spiega Brunet – né hanno preso in considerazione frammenti di dimensioni inferiori a 0,3 millimetri”. A Napoli, invece, questi due aspetti sono stati tenuti in considerazione e il risultato del campionamento, in termini numerici, cambia in modo netto. Se infatti le acque superficiali contengono dai 4 ai 10 frammenti ogni 1000 litri di acqua e il dato è comparabile con quello del Mare del Nord, dell’Oceano Pacifico e Atlantico, quelle più profonde presentano dai 14 ai 23 frammenti per 1000 litri di acqua. Cosa è stato osservato? “Le microplastiche non restano in superficie e anche se i frammenti sono piccoli e leggeri, una parte consistente scende”, afferma Brunet, aggiungendo che “lo studio mette in rilievo che già dopo un giorno, i frammenti si ritrovano da 5 a 10 metri di profondità. Tra il 50 e 90%, si ritrovano a 10 metri dopo 6 giorni”. Quali gli impatti? Il più preoccupante è quello sui microorganismi marini, visto che i frammenti sono colonizzati dai batteri nel giro di poche ore e questo finisce per modificare in maniera rilevante e significativa la biodiversità batterica presente nell’acqua e l’attività biologica batterica. “La conseguenza è che – spiega Brunet – il ciclo naturale delle piccole molecole presenti in acqua viene alterato”. A modificarsi è la composizione della comunità delle microalghe e quella dei piccolissimi animali (i microzooplancton) che si nutrono di microalghe e batteri. Allo stesso tempo, le microalghe si “attaccano” sulle microplastiche modificando così la loro distribuzione spaziale nella massa d’acqua, nonché la grandezza e la densità (il peso) delle microplastiche. Dalla ricerca si evince che questi aggregati, sedimentando più velocemente verso il fondo, diventano prede ancora più appetibili per erbivori, invertebrati (crostacei) o vertebrati (pesci). Parallelamente cosa accade? Che queste microplastiche, ingerite da animali erbivori, entrano nella catena alimentare. Le microplastiche, secondo lo studio, incidono sia sulla parte microscopica dell’ecosistema, modificandone l’equilibrio, sia sulla parte macroscopica, quando vengono ingerite. “Il connubio fra queste due conseguenze – conclude Brunet – può essere drammatico”. La Stazione Dohrn, che sta svolgendo queste ricerche in collaborazione con 10 istituti di ricerca marina italiani ed europei e il coinvolgimento della Laurea Mare della Federico II e del Liceo Silvestri di Portici, sarà presente al Forum Polieco con il presidente Roberto Danovaro.

TERRA DEI FUOCHI, DAL FORUM POLIECO, MICILLO: “BASTA ECOBALLE E BASTA INCENERITORI”

di Tina Cioffo

«Spegneremo la Terra dei Fuochi», è questa la rassicurazione arrivata al Forum internazionale  sull’economia dei rifiuti promosso da Polieco ed in corso ad Ischia, dal sottosegretario del Ministero dell’ambiente, Salvatore Micillo elencando una serie di dati che danno il senso dell’azione di Governo in termini di controllo, sanzioni e bonifiche ambientali: «se nel 2017 nessun dato era pervenuto per le attività controllate e sequestrate nel 2018 il numero supera di gran lunga il centinaio in entrambi i casi (235 le attività controllate, 144 quelle sequestrate)». «E la curva continua a salire dinanzi alle sanzioni amministrative arrivate nel 2018 a circa 2milioni e mezzo di euro», ha detto il sottosegretario Micillo, aggiungendo: «il trend è decisamente cambiato e che ci spinge a fare ancora di più».

«Per l’attività di bonifica dinanzi al 75% di progettazione sui 41 siti di interesse nazionale che significano 170mila ettari già inseriti nell’ azione di risanamento, restano ancora un problema le discariche ‘senza patria’ che non hanno ancora competenza e che dunque dovranno essere attenzionate», ha spiegato Micillo. Un riferimento chiaro a tutte le discariche presenti nelle province di Caserta e Napoli che aspettano un risanamento da anni e che ha visto crescere in maniera esponenziale l’incidenza delle patologie tumorali. Una speranza in tal senso ce l’hanno allora anche tutti quei siti scavati e campionati a Casal di Principe, dall’ Arpac e Forestale su incarico della Dda di Napoli.  Discariche scavate alla fine degli anni 80 e l’inizio degli anni ’90 dalla camorra del clan dei casalesi per tombare ogni tipo di materiale.

In merito alle ecoballe, definito da Micillo «unico caso al mondo, che ha indotto i cittadini a vedere i rifiuti come il male assoluto», il sottosegretario ha annunciato:  « A partire da ‘Taverna del Re’, promuoveremo un sistema di smaltimento che prevede l’apertura, la selezione e la destinazione ad un riciclo vero. Nuovi inceneritori, in un territorio già a lungo violentato sarebbero soltanto un genocidio annunciato».

FAMILIARI, TESTIMONI E IMPRENDITORI ANTIRACKET, PER IL PROCURATORE NAZIONALE DE RAHO: “CI VUOLE PIÙ CORAGGIO”

Di Tina Cioffo

“Lo Stato deve trovare forza e coraggio per dimostrare vicinanza alle persone che in determinati territori combattono una battaglia non dovuta. É il caso dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata che lottano per il riconoscimento dei loro cari uccisi senza colpa. Per loro bisogna fare di più e bisogna farlo anche per i testimoni di giustizia come Augusto Di Meo che apetta da più di 24 anni”, lo ha detto il procuratore Federico Cafiero De Raho alla Summer school sul giornalismo di inchiesta a Casal di Principe e le sue parole sono risuonate come una presa di posizione a difesa di quelle mogli, figli e fratelli che dicono di sentirsi “inascoltati”.

Il suo volto umano lo ha d’altronde, sempre contraddistinto così come la sua capacità di stabilire un collegamento diretto con la gente, incoraggiandola a denunciare e accrescendo quel sentimento di sicurezza che per decenni in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia è completamente mancato. Terre complicate nelle quali i numeri dei commercianti e degli imprenditori estorti, la dicono lunga sul potere di controllo delle mafie.

E per gli imprenditori che denunciano De Raho vorrebbe una sorta di primialita’. Non una zona franca ma di avanzamento avanguardista a garanzia di chi si schiera e di chi dovrebbe farlo. “Incoraggiare le denunce vuol dire anche aiutare quegli operatori economici che hanno deciso di non sottomettersi al potere criminale di ritornare nel settore economico senza essere costretto di lasciare il proprio territorio, così come spesso accade in Calabria o Campania.  E allora un certo numero di appalti pubblici potrebbero essere riservati proprio a quegli imprenditori che hanno denunciato”, ha proposto il Procuratore non intendendo un affidamento diretto ma una concorrenza leale a pari condizioni.

RICORDIAMO PURE MA L’ANTIMAFIA E’ FUORI MODA

di Tina Cioffo

Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, due uomini, due padri di famiglia, un duplice omicidio che il 12 settembre del 2008 allungò l’elenco delle vittime del gruppo di fuoco capeggiato da Giuseppe Setola del clan dei Casalesi. Una scia di sangue che dopo dieci anni pone ancora molti interrogativi. Punti di domanda che non riguardano ovviamente la dinamica, il movente o gli esecutori già tutto chiarito dal processo culminato con la sentenza nel 2013 che condannò all’ergastolo Giuseppe Setola e Giovanni Letizia.  Tredici anni e mezzo furono invece decisi per il collaboratore di giustizia Giuseppe Guerra. La pubblica accusa fu dell’allora pm della Dda di Napoli, Cesare Sirignano ora alla Direzione Nazionale Antimafia. Ciardullo, imprenditore nell’autotrasporto, così come l’imprenditore di Castel Volturno Domenico Noviello (ucciso il 16 maggio del 2008), nel 1998 aveva denunciato e fatto arrestare e condannare per estorsione proprio Guerra, affiliato al clan nella zona di San Marcellino.  Quando nell’aprile 2008 Setola fuggì da una clinica di Pavia, Guerra gli chiese di vendicarsi. Setola, intenzionato a punire chiunque avesse sporto denuncia causando il carcere agli affiliati, lo uccise mentre stava riparando il suo camion. Fabozzi fu ammazzato perché unico testimone. Nel decennale, il ricordo delle autorità è stato puntuale come sempre e anche quello delle associazioni. Entrambi commemorati nel piazzale dove furono uccisi ed in questi casi la presenza non è mai superflua. Si sta accanto alle mogli e ai figli senza trovare le parole per alleviare il loro smarrimento. Sebbene la vita vada avanti nei loro occhi c’è sempre quella vena di disperazione che mette a disagio.

Ciardullo e Fabozzi sono state vittime della furia assassina della camorra ma non allo stesso modo, almeno non per la legge. Per Ciardullo il riconoscimento di vittima innocente della criminalità organizzata è arrivato nel 2012 mentre per Fabozzi, moglie e figli stanno ancora aspettando. Come mai? E come mai l’antimafia con annessi e connessi sembra che sia passata di moda? I giornali ne parlano decisamente poco. Le sentenze penali fanno sconti. Non ne parla quasi più la politica. I grandi meeting per capire quali soluzioni mettere in campo, sono stati sostituiti da altro. Certo l’attenzione, anche quella dei reparti speciali delle forze dell’ordine, è spostata sul terrorismo e sulle urgenze.

Ma forse le mafie sono davvero finite. Forse chi come il saggista e docente universitario Isaia Sales per esempio, che continua a porre interrogativi sul tema, è davvero una voce fuori dal coro? E lo sono evidentemente anche tutti quei familiari di vittime innocenti che ancora chiedono il riconoscimento dello status per i propri cari. Se sei innocente o no, allo Stato non interessa particolarmente. “Quello che importa è fare ‘economia’ e allora un motivo per rigettare le istanze si trova sempre”, dicono i familiari delle vittime innocenti del clan dei Casalesi. Se è davvero tutto finito, basta solo rendersene conto. Finita la camorra imprenditrice, finita la camorra violenta, finita la mafia, finita la ndrangheta e finita anche la non meglio precisata sacra corona unita. E allora balliamo e facciamo festa, l’obiettivo di tanti anni di battaglie civili, militari, politiche è stato raggiunto. Aveva ragione Pio La Torre quando disse “lo so che per voi la mafia vi sembra un’onda inarrestabile ma la mafia si può fermare”, avevano ragione i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Facciamo festa e teniamo alto il volume della musica, alto sempre più alto perché se torna il silenzio, ci renderemo conto che abbiamo sbagliato tutto.

GAY, LESBICHE, BISEX E TRANS…UNA CASA PER RIPARTIRE

di Tina Cioffo

Foto, auguri e strette di mani per il risultato raggiunto. Quando il sindaco del comune di Castelvolturno ha firmato per dare in gestione una villetta dell’ex Parco Allocca via delle Dune , poi ribattezzato Parco Faber, così come gli amici chiamavano Fabrizio De Andrè, all’associazione Rain Arcigay Caserta onlus, guidata da Bernardo Diana, l’evento è stato vissuto e commentato come una conquista. E di conquista si tratta visto che stiamo parlando di un bene confiscato alla camorra dato ad un movimento gay che quelle mura intende farle rivivere. Il progetto è ambizioso ma Diana, originario di Casal di Principe, ha già dimostrato di essere all’altezza delle sfide. La villetta di tre piani per un complessivo di 300metri quadrati con un piccolo cortile e affaccio sul lago diventerà una casa per lgbt che a causa del proprio orientamento sessuale e identità di genere hanno avuto problemi in famiglia. Non sarà un classico Refuge lgbt e cioè una casa di accoglienza temporanea per persone gay, lesbiche, bisex e trans vittime di maltrattamenti ma un social housing. Inizialmente saranno previsti quattro posti letto che saranno messi a disposizione a chi ne chiederà disponibilità per poi ripartire con il proprio viaggio di vita.

«I casi di abbandono della casa familiare in seguito al coming out o di outing sono più frequenti di quanto non sembri, così come la dispersione scolastica o l’impossibilità di trovare lavoro, specie nel territorio casertano e ancor più nell’agro aversano e giuglianese. Non verranno chiesti soldi ma ognuno pagherà secondo le proprie possibilità e tutti dovranno contribuire alla gestione della casa e alle attività che saranno messi n piedi anche per recuperare il degrado del Parco», spiega Diana e le sue parole suonano come un chiaro appello alla contribuzione. «Una prima campagna di crowdfunding è già partita ma abbiamo raccolto ancora troppo poco. Abbiamo bisogno di aiuto per poter avviare il nostro progetto», sostiene il presidente.

Per chi volesse c’è già un conto corrente dedicato intestato a Rain Arcigay Caserta (IBAN IT75W0335901600100000149101- Casuale: Centro LGBT del mediterraneo). Il primo step mira ad avere 60mila euro.

Il parco che copre una superficie totale di 5.780 mq, con 2.570 metri quadri di aree verdi esterne e con un laghetto artificiali, manca ogni tipo di servizio. All’interno del parco ci sono 34 villette costituite da tre piani, con annessa area di corte e tettoia adibita a garage. Sono state confiscate ad un esponente della camorra napoletana. Al momento è abitato da 10 famiglie e l’idea è organizzare una biblioteca, una sala computer, un punto aggregativo. Otto anni fa, l’Università degli Studi di Napoli Federico II ha espresso la volontà di prendere in gestione circa 10 unità di questo comprensorio per poter sviluppare un polo di Scienze Sociali.

IL NEW LOOK DEGLI ZAGARIA..

di Tina Cioffo

Mentre a Pitesti si fanno i conti con un patrimonio immobiliare da Nababbo che, secondo i magistrati della Dda di Napoli, sarebbe una copertura per riciclare i soldi della camorra ed in particolare di Michele Zagaria, a San Marcellino, uno dei tanti paesi dell’agro aversano in provincia di Caserta, la famiglia Zagaria ha deciso di commerciare nel settore dell’abbigliamento. Un investimento che non si può dire una copertura anche perché sarebbe come chiamare San Paolo prima di vedere il serpente.  Ma quello che accade in questi territori è sicuramente singolare.  Carmine Zagaria e la moglie Tiziana Piccolo, hanno aperto un negozio di vestiti lungo il centralissimo Corso Italia, a qualche centinaia di metri da Trentola Ducenta e ad un paio di chilometri da Casapesenna, paese-fortino che ha nascosto il fratello Michele Zagaria per 16 lunghi anni di latitanza e dove la magistratura ha confiscato il complesso di ville a schiera di via don Salvatore Vitale. Michele Zagaria che fino al 7 dicembre 2011 è stato capo indiscusso del cartello casapesennese del clan dei Casalesi.

La scelta del locale non è stata fatta a caso, perché Carmine Zagaria a Casapesenna ha il divieto di dimora. Non può entrarci perché secondo i magistrati potrebbe avere nuovi rapporti con i suoi vecchi amici.  Un esiliato che però forse, non sente la mancanza della sua terra natale anche perché in fondo non è così lontana. Anzi, è così vicina da poterne sentire l’aria e nelle sere d’estate, ‘nell’ora muta delle fate’ canterebbe Fiorella Mannoia, può sentirne anche il vocio.

Carmine Zagaria è tornato in libertà a marzo del 2017 dopo aver scontato sei anni e mezzo di reclusione, a fronte di una condanna a otto anni per associazione mafiosa, grazie alla detrazione di pena per il buon comportamento. La moglie, Tiziana Piccolo, a dicembre è stata coinvolta nell’operazione ‘Nereide’ e accusata del reato di ricettazione aggravata. Secondo gli inquirenti «riceveva in tranches periodiche uno stipendio tratto dalle casse del sodalizio criminale facente capo a Zagaria Michele e in particolare, dai componenti dell’organizzazione di volta in volta incaricati di raccogliere nella predetta cassa i proventi, frutto dei delitti commessi dall’associazione». L’inchiesta è stata condotta dai sostituti procuratori Alessandro D’Alessio e Maurizio Giordano della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli.

Il negozio, lo hanno aperto a novembre e la scelta della merce segue i ritmi della moda per teenagers e giovani donne attente al look urbano. Si distingue dal resto degli esercizi commerciali presenti nei dintorni e quasi ricorda i negozi che in genere, si vedono lungo i grandi viali delle città europee.  Una coppia con una storia che pesa ancora, ma sembrano felici. Basta passare fuori alla piccola boutique, per vederli insieme a sistemare i vestiti in vetrina. La moglie abbina e lui, da fuori, dà il consenso. Carmine Zagaria, nel negozio ci entra solo per qualche istante mentre Tiziana Piccolo fa vedere t-shirt e abiti alle clienti. Zagaria preferisce stare nel chiosco di ortofrutta accanto, a pochi centimetri dalla sua bicicletta con la quale in verità, si muove tranquillamente e pure velocemente. E’ un nuovo capitolo?

ERA MEGLIO SUICIDARSI COL CAVATURACCIOLI CHE…

di TINA CIOFFO

Per essere amministratori pubblici non basta più avere idee politiche e lo stimato spirito di impegno tramandato dai padri costituenti. E’ necessario avere anche una buona dose di coraggio. Il dato, fuori dalle logiche allarmistiche sulle quali qualcuno, in passato, ci ha sguazzato senza vergogna solo per rifarsi una verginità civica, emerge dall’ultimo rapporto di Avviso Pubblico ‘Amministratori sotto Tiro’.

Nel 2017 Avviso Pubblico ha censito 537 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, una ogni 16 ore. Dal 2011, anno della prima edizione del Rapporto “Amministratori sotto tiro” in cui furono censiti 212 casi, gli atti intimidatori sono aumentati del 153%. Il fenomeno lo scorso anno ha coinvolto per la prima volta tutte le 20 regioni italiane, 78 Province e 314 Comuni – il 6% in più nel confronto con il 2016.  Il 69% degli atti intimidatori si concentra nel Sud e nelle Isole. Sul piano nazionale LA CAMPANIA è la Regione che sta messa peggio. Sono 86 gli atti di intimidazione e minaccia censiti con un aumento del 34% rispetto all’anno precedente. L’impennata è dovuta ai 34 casi nella provincia di Napoli con ben 18 Comuni coinvolti (come Pompei, Somma Vesuviana, Casoria) e ai 22 episodi nella provincia di Avellino.

Nella provincia di CASERTA, non va meglio.  Qui, spicca un aumento di atti intimidatori nel 2017 (12), in confronto agli ultimi anni di relativa calma. A Marcianise, le intimidazioni denunciate dal sindaco Antonello Velardi, hanno reso necessaria l’assegnazione di una scorta. Nel Rapporto nazionale di Avviso Pubblico è entrato anche il raid vandalico nelle scuole casalesi, dello scorso novembre. Quando, sette ragazzi si introdussero in tre diversi edifici danneggiando banchi, parete e una finestra. Le telecamere di sorveglianza li ripresero mentre rompevano quel che incontravano davanti. Non era notte fonda ma solo intorno alle 20 e trenta e poco prima al Teatro della Legalità di viale Europa, si era tenuta la prima giornata dell’ottava festa nazionale di Avviso Pubblico con la partecipazione del procuratore di Napoli, Giovanni Melillo. In sala c’erano il questore Antonio Borrelli, il prefetto Raffaele Ruberto ed il colonnello dei carabinieri Alberto Maestri. Un episodio che venne interpretato come una vera e propria sfida allo Stato che solo un’ora prima era schierato per condannare ogni forma di criminalità.

NAPOLI VECCHIA CONOSCENZA ED AVELLINO NEW ENTRY– Poca sorpresa desta la situazione del Napoletano, di solito già censita ai primi posti della triste graduatori, al secondo posto, dietro Reggio Calabria, per numero di Enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose (56) dal 1991. “I principali cartelli camorristici coincidono ormai con sofisticate costellazioni d’impresa, con reti in cui si stabiliscono relazioni invisibili ma solidissime – ha spiegato il Procuratore di Napoli Giovanni Melillo in audizione alla Commissione parlamentare antimafia – Basta che un’impresa fiduciaria d’interessi mafiosi si collochi in una posizione dominante perché espanda le sue capacità di controllo su una più ampia filiera affaristica, commerciale e imprenditoriale. La dissoluzione dei corpi intermedi, a sua volta, finisce per assegnare alle organizzazioni camorristiche il riconoscimento tacito di una sorta di pretesa ad assumere direttamente le funzioni di rappresentanza politica e sociale”.  Quella che meraviglia è la tranquilla e dormiente AVELLINO che rappresenta una new entry a tutti gli effetti. Particolarmente tesa la situazione a Monteforte Irpino, che ha fatto registrare ben 9 atti intimidatori in due mesi rivolti al Sindaco Costantino Giordano, ad una consigliera e al Presidente del Consiglio comunale. Tensioni reiterate ad Avellino città, a Sirignano nel corso della campagna elettorale. SALERNO, pur facendo registrare un calo dal 2016 – da 21 a 15 casi censiti – si conferma tra le province maggiormente colpite e ribadisce una certa diffusione del fenomeno, con 12 Comuni coinvolti da atti intimidatori.

IL MESE PREFERITO PER MINACCIARE– Il mese di marzo è stato nel 2017 quello in cui si è riscontrato il maggior numero di intimidazioni: ben 57 casi. Contrariamente agli anni precedenti, quando è sempre stato maggio il mese in cui si è registrato un sensibile aumento delle minacce, soprattutto nei confronti di candidati alle Elezioni amministrative, nel 2017 l’estate più che stimolare la pausa al mare, ha aumentato la rabbia. Il periodo estivo è quello in cui la media delle minacce mensili si alza, infatti, in modo significativo. Circa il 40% delle intimidazioni, si è concentrato tra i mesi di giugno e settembre, con una media di 56 minacce nei mesi di luglio e agosto, contro una media annuale inferiore a 45 intimidazioni al mese.

STILE DI VITA? NO, CI MANCA LA PREVENZIONE

di TINA CIOFFO

In Campania, si muore di più. Lo abbiamo sempre sostenuto anche senza avere particolare accesso ai dati scientifici, perché ci è sempre bastata la semplice percezione. Giovani, bambini ed adulti che negli ultimi dieci anni sono caduti come birilli ad uno strike. Ci avevano detto che l’incidenza patologica era legata al nostro stile di vita, un’offesa all’ intelligenza di una popolazione che ha già pagato un prezzo troppo alto.

NO VITTIMISMO, SIETE UGUALI AL RESTO DI ITALIA.

Avevamo posto l’accento sulla necessità di una maggiore efficienza del nostro sistema sanitario, perché è scandaloso dover aspettare sei mesi per una semplice gastroscopia o non trovare una struttura pubblica disposta a farti una tac in tempi accettabili. E anche in questo caso, ci avevano accusato di voler fare le vittime. «Siete uguali al resto di Italia», ci hanno detto. Il monito che ci è arrivato dai governi centrali, di destra e di sinistra. E allora ci siamo organizzati con i centri sulla prevenzione, con i convegni e con gli appelli passaparola. Nell’ultimo screening oncologico del Centro di prevenzione oncologico di Casal di Principe, realizzato a dicembre all’interno di Casa don Diana, bene confiscato di via Urano 18, su 120 esami tiroidei eseguiti con elastosonografia, nel 59% dei casi sono stati trovati dei noduli e nel 21% degli esami fatti, sono stati rilevati rischi neoplastiche. L’unica fortuna, nel tentativo di essere positivi, è che il grado di malignità del carcinoma tiroideo non va di pari passo con la frequenza della patologia. 

OGGI, FINALMENTE QUALCUNO CI DÀ RAGIONE. Nientedimeno che il direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane, Alessandro Solipaca, in occasione della presentazione del Rapporto Osservasalute. E’ lui ad aver detto che al Sud, il tasso di mortalità per tumori e malattie croniche è maggiore di una percentuale che va dal 5 al 28% e la Campania è fanalino di coda. La discriminante fra le varie percentuali è la prevenzione. Dove funziona, possiamo tirare un sospiro di sollievo ma dove le cose non vanno bene, stiamo messi male. Il Rapporto conferma dunque il «profondo divario fra Nord e Meridione» e «paradigmatica è la sopravvivenza per tumori: nel Centro-Nord la sopravvivenza è largamente omogenea per tutte le sedi tumorali esaminate, indicando una sostanziale equivalenza non solo dei trattamenti». Il dato considerato, è quello della mortalità precoce, dai 30 ai 69 anni. In Campania si registra un +28% di mortalità rispetto alla media nazionale del 2,3%; in Sicilia la mortalità è del +10%, in Sardegna è del +7% ed in Calabria è del +4,7%.

DA PADOVA A CASAL DI PRINCIPE, I LIBRI PER LA ‘GRILLO PARLANTE’

di TINA CIOFFO

In genere si dice che con la lettura si fanno dei grandi viaggi, questa volta però il viaggio lo hanno fatto i libri. Da Padova ed in particolar modo da Solesino fino a Casal di Principe, sono arrivati 1300 volumi di vario genere serviti per inaugurare la biblioteca comunale del paese casertano, ‘Il Grillo parlante’. Un ponte di idee e conoscenze che è cominciato grazie a Maria Zagaria, una studentessa della scuola media casalese Dante Alighieri, che l’anno scorso ha scritto una lettera al sindaco casalese, Renato Natale chiedendogli «uno spazio dove incontrare gli altri ragazzi, dove leggere e confrontarsi». «Il sindaco Natale, un giorno è venuto in classe durante l’ora di Italiano e ci ha annunciato quello che sarebbe avvenuto. Non immaginavo che la mia richiesta si concretizzasse. Ho capito quanto lavoro ci sia alla base e ho imparato quanto sia importante credere nelle proprie idee», dice Maria, dritta sulla schiena ed un temperamento che ricorda una piccola Thatcher.
RETE DI BIBLIOTECHE
La biblioteca comunale casalese, rimarrà aperta tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e di pomeriggio il lunedì ed il giovedì, aspettando nuovi e vecchi lettori, e sarà messa in rete con la biblioteca tematica (sociale, legalità, antimafia ma anche giornalismo di inchiesta, ambiente e storie di vittime innocenti della criminalità), inaugurata il 19 marzo a Casa don Diana, in via Urano 18, nel bene confiscato gestito dal Comitato don Peppe Diana aperta dal lunedì al venerdì. «Una rete che ci consentirà di offrire ai nostri giovani più libri possibili, seguendo l’esempio degli amici di Padova», ha detto Natale riferendosi al Consorzio delle biblioteche ‘Bpa’ di 50 comuni padovani. «Quando abbiamo cominciato, 40 anni fa. Avevamo solo 600libri in un solo paese, siamo partiti con una collaborazione fra sei paesi e siamo arrivati ad un patrimonio di 1milione e 500mila testi», ha spiegato il presidente Giovanni Ponchio. «Per anni dal Nord abbiamo ricevuto solo rifiuti che industriali disonesti con la complicità di camorristi e politici collusi, hanno sotterrato nei nostri terreni. Ora invece importiamo libri ed esperienze. Un cambiamento impagabile», ha continuato il sindaco casalese. «Per voi forse siamo l’alto Nord ma Solesino è considerato il profondo sud del Veneto», ha scherzato il sindaco Roberto Beggiato, sotto gli occhi attenti del suo assessore alla cultura, Nicola Fusaro che per primo insieme al consigliere Ludovico Coronella dell’amministrazione casalese, ha avviato l’iter festeggiato con il rituale del taglio del nastro. Più insolito ma apprezzato, il momento dedicato alla lettura di alcune pagine del romanzo di Carlo Collodi, ‘Le avventure di Pinocchio’, cui il nome della biblioteca casalese si è ispirata. Il Grillo palante, non altri che la voce della coscienza, è infatti colui che raccomanda di studiare consigliandogli di fare le giuste scelte. «Una lettura che dovrebbero fare non solo i ragazzi ma anche molti adulti», ha commentato don Carlo Aversano, il parroco della chiesa SS Salvatore di Casal di Principe dando la sua benedizione all’intera iniziativa.
MARIA, LA RAGAZZA CHE SOGNA
L’anno prossimo Maria Zagaria che voleva la biblioteca a Casal di Principe, terminerà le scuole medie e frequenterà il liceo scientifico Segrè di San Cipriano D’Aversa. La prescrizione l’ha già fatta e a giudicare dal tono che usa, ha tutto chiaro. «Ho sempre amato la lettura e non ho mi capito perché non potessimo avere uno spazio dove poterci scambiare opinioni», dice la ragazza. Legge libri fantasy ma anche storici, senza mancare di quella vena romantica che scalda i cuori e alimenta i sogni. Su tutti preferisce però il verismo di Verga con Rosso Malpelo. «Il pregiudizio che ho trovato in questa novella credo che bene si addice anche al nostro paese. Abbiamo bisogno di bellezza e conoscenza e soprattutto di essere conosciuti per quello che siamo», ha commentato la ragazza dai modi straordinariamente composti. Con la lettura si è davvero, oltre.