DON MICHELE BARONE: QUANTE DOMANDE SENZA RISPOSTA?

Perché lo hanno fatto tornare e soprattutto chi gli ha consentito di farlo? E’ stata la prima domanda che a denti stretti è stata posta su don Michele Barone, subito dopo la diffusione della notizia dei suoi riti di esorcismo e delle sue presunte violenze sessuali su tre donne. A quella domanda, con i giorni trascorsi e la posizione di tutti i protagonisti della storia che parte da Casapesenna ma che arriva fino a Medjugorje ed in Inghilterra, se ne sono affiancata molte altre. Che fine hanno fatto le vittime, reali o presunte tali? Il silenzio continua ad avvolgerle. I loro nomi, per chi ha avuto modo di leggere le carte processuali sono noti eppure la loro sofferenza che don Barone gli avrebbe causato non è ancora emersa. Quali saranno le conseguenze di questa storia che non ha niente a che vedere con la pia compassione del soccorso religioso? Quello che si è visto fino ad ora è solo la parte più evidente. Altre vittime non ancora pronte ad esporre pubblicamente quello che hanno vissuto, hanno cominciato a raccontare episodi e fatti ad altri sacerdoti, facendo intravedere un altro grosso sisma che farà crollare la fragile impalcatura di quella parte della Chiesa che troppo spesso ha usato il silenzio.

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ESORCISMO ATTRAVERSO I SECOLI

L’esorcismo è una pratica antichissima, di cui troviamo testimonianze già nelle Sacre Scritture: mentre l’Antico Testamento riferisce un solo episodio, il Vangelo annovera, tra i miracoli di Gesù, la liberazione di diversi indemoniati. Inoltre, negli Atti degli Apostoli compare la “ricetta” per combattere i demoni più resistenti: preghiera, digiuno, carità ai poveri. A differenza di quanto comunamente si creda, non è il Medioevo l’epoca in cui l’esorcismo ebbe la sua massima diffusione in Europa, ma i secoli immediatamente successivi. L’esorcistato era compreso tra gli ordini minori e con il tempo divenne puramente formale, fino a quando fu abolito dal Concilio Vaticano II, nel 1959. L’interesse popolare per l’esorcismo si riaccese negli anni 70 ed 80 del secolo scorso, tanto che nel 1990 padre René Chenesseau, sacerdote ed esorcista francese e padre Gabriele Amorth, sacerdote ed esorcista nella Diocesi di Roma fondarono l’Associazione internazionale degli esorcisti, unico ente riconosciuto dal  Vaticano. Attualmente, sono oltre 400 gli esorcisti soci dell’Aie nel mondo, ai quali si aggiungono un centinaio di ausiliari. L’importanza del rito è stata riconfermata sia da Papa Giovanni Paolo II che da Benedetto XVI, nonché dallo stesso Bergoglio, il quale recentemente ha invitato i sacerdoti a non avere remore nel rivolgersi agli esorcisti, quando sospettino la presenza del demonio. Ma quanti sono i casi dichiarati di reale possessione? Sebbene il numero di chi ricorre all’aiuto dell’esorcista sia in aumento ed in Italia si sia vicini al mezzo milione, la Chiesa resta molto cauta: secondo il Vaticano, i casi autentici sono pochissimi.

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TRA UNO SCHIAFFO E UNA BENEDIZIONE, L’USO DELLE MANI

 

Esorcismo o preghiera di liberazione? Il confine è davvero così sottile? Di certo c’è che, nella vicenda di don Michele Barone, la preghiera di liberazione è diventata escamotage per nascondere riti esorcistici non autorizzati. Quando tutto è precipitato, don Michele Barone ha cominciato a puntare il dito contro tutti e tutto e fra i primi a rientrare nelle sue citazioni, è stato un prete anziano, arrivato a Casapesenna da Roma diversi anni fa: don Bruno. Di questo sacerdote che parla velocemente, dall’intelligenza evidente e dall’accento mai perso delle sue origini,  si è sempre detto che fosse un esorcista e, quando le ultime vicende di cronaca, hanno acceso i riflettori sul santuario mariano “Mia Madonna, mia salvezza” e hanno fatto emergere la sua “attività”, nessuno, ma proprio nessuno, si è mostrato sorpreso . Don Bruno del resto, io stessa avevo avuto modo di intervistarlo circa venti anni fa nella chiesa madre di Casapesenna e il mio era proprio uno speciale sull’esorcismo. Ricordo come se fosse ieri che, appena mi presentai, mi diede una spinta molto forte allo sterno. Rimasi esterrefatta, ma neanche il tempo di riprendermi dallo shock che mi spiegò come quello fosse il suo modo per capire, a seconda della reazione, la presenza del demonio nelle persone. Ero alle prime armi e meno “indiavolata” di adesso e così non reagii in modo aggressivo, come avrei invece fatto oggi, ma neanche questo impedì che, senza alcun motivo, mi mandasse via in malo modo. Uscii dalla chiesa e un attimo dopo venne a riprendermi per invitarmi sul retro dell’altare. C’era una giovane donna, accompagnata dalla madre, che si disperava per il fatto che suo marito non la desiderasse, sebbene si fossero uniti in matrimonio da pochi mesi. Litri di acqua minerale, portati da mamma e figlia a don Bruno, per quella benedizione che nella loro mente sarebbe servita a liberare la libido dello sposo. Ma di acqua benedetta il ragazzo ne aveva già bevuta abbastanza  e nonostante ciò, a quella donna bruna e dalla bella carnagione non la sfiorava neanche con un dito, anzi non appena lei gli si avvicinava finiva per sentire la nausea. La verità era che semplicemente si era innamorato di un’altra, ma per la moglie e la suocera era più facile accettare che fosse caduto nella trappola di un malefico sortilegio. Don Bruno aveva una parola per tutti, ma per molti sottovoce mi spiegava che si trattava solo di “corna” o problemi da affrontare con il medico. In questi anni, fino al nuovo incontro al Tempio, dall’acqua all’olio fino al sale, di cose don Bruno ne ha benedette molte, ma tra una benedizione e l’altra sono in tanti ad essersi presi anche qualche ceffone. Una donna di Frignano, meno di un anno fa, è andata a confessarsi da lui e si è ritirata a casa con i segni di uno schiaffo. “Chi ci va più?”, ha raccontato al ritorno. Ma come lei, ce ne sono altre che spesso non hanno capito il confine fra lo scherzo (scherzo?)e un atteggiamento violento. Un modo per arrivare all’ anima e capire? Chissà! E pensare che perfino il diavolo, per arrivare all’ anima, ti accarezza!

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CI SONO LE MAMME E POI CI SONO LE MAMME DI CAMORRA

 

Ci sono le mamme e poi ci sono le mamme di camorra. Le une non possono stare accanto alle altre, sono diverse e non per natura ma per scelta. Mettere al mondo un bambino o una bambina vuol dire prima di tutto assicurarsi di fare il possibile per proteggerlo, per farlo vivere in un mondo migliore e certo per evitargli dolori e sofferenze, insegnandogli la dignità, la libertà, l’altruismo e tutti quei valori positivi che ci vengono in mente. Si può allora, chiamare mamma quella donna che insegna alla figlia ad agire con violenza e che si inorgoglisce sottolineando che la figlia capisce il linguaggio criptico di camorra? E che tipo di mamma può essere, una donna che incoraggia i suoi figli ad essere degli assassini? Una donna che dinanzi alla scelta criminale del marito non gira i tacchi e va via, non dovrebbe avere figli. La potestà genitoriale in quei territori come il Casertano ed il Napoletano, nei paesi come Casal di Principe, San Cipriano D’Aversa e Casapesenna dovrebbe essere seriamente rivista.  Lasciare bambini e bambine a donne che tollerano omicidi, estorsioni e che avviano i loro figli verso la stessa carriera dei loro padri, è una colpa dalla quale non siamo esenti.

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