SCARCERAZIONE DEI FRATELLI PELLINI.  LA MOGLIE DEL VIGILE LIGUORI: “GRAVE SE LO STATO LASCIA PASSARE IL MESSAGGIO DELL’ IMPUNITA'”

ALESSANDRA TOMMASINO

Sono ritornati nella terra in cui hanno portato veleni ed inquinamento. I fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini sono di nuovo a casa, a soli dieci mesi dalla condanna a sette anni di detenzione per il disastro ambientale provocato. Un rientro anticipato che il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, ha definito nell’ omelia di Pasqua “un’umiliazione per i cittadini”. Eppure c’è perfino chi i fratelli, che oggi si godono le loro lussuose abitazioni, li accoglie con un caffè offerto al bar. Le aree della resistenza, gli uomini e le donne della “Terra dei fuochi”, però non ci stanno e il prossimo 12 aprile, dopo il sit  in promosso dalla Rete di Cittadinanza e Comunità, manifesteranno in piazza Duomo. 

ACERRA. TERRA DI RESISTENZA

Non solo Montefibre e termovalorizzatore, affari e diossine, non solo terra dei Pellini, Acerra è terra di Michele Liguori, il tenente dei vigili urbani che da solo, per tanto tempo, ha indagato sui reati ambientali fino a quando,  a 59 anni, due tumori, non uno, lo hanno portato via.

Lo Stato ha rigettato l’istanza di riconoscimento di vittima del dovere, negando il nesso fra il suo lavoro e la causa del decesso, ma  la sua famiglia non si arrende e ha già inoltrato ricorso, presentando una perizia di Antonio Marfella, oncologo dell’ Istituto per i tumori Pascale e presidente di Isde Campania.

L’ ORTO DI MICHELE E IL COMPOST DEI PELLINI

Negli anni ‘90, quando gli imprenditori Pellini destinarono un terreno dell’area Lenza Schiavone a deposito di compost, Maria, moglie di Michele, da sempre fervente ambientalista, pensò perfino che fosse una cosa buona .

“Già all’ epoca, avevamo cinque compostiere nel nostro terreno – racconta la donna – Michele era uno scout e l’amore per l’ambiente era un modo di essere. Insieme coltivavamo un orto, che, da quando lui non c’è più, ho reso più piccolo e alla mia portata. Una volta, dai Pellini, presi un sacchetto di compost con lo scopo di usarlo proprio in quell’ orto, ma ricordo, come se fosse ieri, il brutto odore e l’aspetto strano che mi indussero a non farlo”.

Solo più tardi, si scoprirà che nei loro siti i Pellini smaltivano rifiuti industriali provenienti da varie parti d’Italia. “Da loro ci andavo anche con mio marito, quando si recava sul posto a controllare i registri di carico e scarico dei trasportatori e ricordo che tante volte Michele interveniva perché i contadini delle aree limitrofe si lamentavano della puzza”.

Michele indagava, scopriva e denunciava. Qualche volta da lui arrivava il magistrato Federico Bisceglia, scomparso pochi anni fa in un incidente stradale, e gli uomini del Corpo Forestale. Il generale Sergio Costa ha ricoperto un ruolo di primo piano per consentire la ricostruzione delle attività di Michele e per questo Maria gliene è molto grata.

EMILIANO. GLI STUDI SULL’AMBIENTE PER AIUTARE SUO PADRE

Azioni di ricerca e di studio che spesso non vedevano all’ opera solo il tenente dei vigili, ma anche suo figlio, Emiliano, un giovane brillante, oggi 36enne laureato in ingegneria informatica, con master universitario sull’ ambiente e stage in Francia. Emiliano studiava per aiutare suo padre a comprendere meglio ciò che man mano veniva a galla. Fu proprio lui, una sera d’agosto, a ridurre i rumori dell’elicottero nel filmato che le forze dell’ordine avevano realizzato dall’ alto evidenziando lo scarico di fanghi nei Regi Lagni. Una macchia scura che man mano si allargava.

“Lavoravano in sinergia – dice Maria – e quando poi Michele si è ammalato, Emiliano ha deciso di iscriversi a Medicina e Chirurugia. Adesso è al quinto anno, i test d’ingresso li ha preparati nel corridoio dell’ospedale, vegliando su suo padre”.

Il senso solido dell’unione, in una famiglia che, come racconta Maria, viveva in “una casa di gioia”.

Maria e Michele si erano fidanzati giovanissimi. “Insieme facevamo tante cose – ricorda la donna – qualsiasi cosa pur di passare il tempo insieme”.

Michele portava con sè sempre una pala per scavare. “La conservo ancora nella mia macchina”, dice sua moglie che, nonostante il dolore del lutto, ha la forza e il sorriso di una combattente.

CRIMINI AMBIENTALI. NON SI AUTORIZZI IL MALE!

Sulla scarcerazione dei Pellini, ha le idee chiare: “Non ce l’ho con loro, non sono io a doverli punire, ma uno Stato che consente questo, fa passare il messaggio dell’impunità per reati gravissimi che hanno devastato la salute di un territorio e delle persone.  Non si può autorizzare nessuno a fare così tanto male!”.

Cosa avrebbe detto Michele? “ Avrebbe detto che a lui, come a me, hanno insegnato che chi sbaglia, paga”.

Maria sarà in piazza Duomo a far sentire la sua voce. E’ fierezza ed orgoglio. Il grande amore del suo matrimonio vibra in ogni parola. “Poche ore prima di morire, Michele  mi ha preso i polsi e mi ha detto: “Sei stata tutta la mia vita!””.

 

 

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