UN SINDACO CORAGGIOSO!

 

ALESSANDRA TOMMASINO

Un sindaco coraggioso! Lo leggi e pensi al coraggio di uomini onesti che non sono mai scesi a compromessi, uomini di talento che per difendere un principio e la dignità hanno perso addirittura la vita. Pensi a Marcello Torre, il sindaco di Pagani ucciso dalla Nco di Cutolo o al sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo. Un sindaco coraggioso! Se a definirsi tale, è però Antonio Scialdone, che, così come emerge dalle carte giudiziarie, sarebbe  il faccendiere dei rifiuti, il border versatile che ritrovi negli ambienti del malaffare piuttosto che nelle procure, ora come imputato, ora come dichiarante, allora la questione cambia.  Può definirsi “un sindaco coraggioso” un plurindagato, tratto in arresto per voto di scambio politico mafioso (misura revocata e oggi processo in corso) proveniente da anni di stretto legame con Nicola Ferraro, condannato e detenuto per camorra? Può definirsi tale chi è oggi accusato di una gestione clientelare ( oggetto di un’inchiesta giudiziaria) come direttore del Cub di Napoli e Caserta? In fondo sempre di coraggio si tratta, perché quello forse ci vuole a proporsi alla guida di un Comune, quando il buonsenso potrebbe suggerire di stare lontani da ogni riflettore. Nel nostro territorio succede invece che Scialdone, procedimenti penali a parte che faranno il loro corso e che potrebbero concludersi con la totale estraneità ai reati a lui contestati,  sia nella posizione di  sedere fra i banchi dei corsi di formazione erogati e pagati dalla Regione per i dipendenti del Cub, e  nella condizione di fare perfino attività politica, proponendosi per il “cambiamento”.  Che Scialdone possa avere delle caratteristiche di spregiudicatezza, è un’ipotesi pure avanzata dalla magistratura e le sue scelte in fondo potrebbero anche non stupire più di tanto, quello che invece potrebbe apparire scioccante è che ci siano persone disposte a seguirlo, nonostante non siano state ancora chiarite le vicende che lo vedono protagonista. C’è perfino  uno dei candidati alla carica di sindaco di Orta di Atella, che ne ha una considerazione così elevata da annunciare addirittura, in modo pubblico, la presa in prestito di un suo post.  Scialdone, ritenuto dal pentito Benito Natale contiguoal clan dei Casalesi (la magistratura è al lavoro per le dovute verifiche) oggi si propone come uomo del riscatto. Dove? A Vitulazio, in un paese in cui, quando al consiglio comunale è stata candidata sua sorella, in cambio di voti, secondo la Dda di Napoli,  avrebbe dispensato promesse di posti di lavoro al referente locale della camorra Maurizio Fusco. E’ una  pagina delicata per l’agro caleno, il territorio dove l’Ilside brucia ancora. Quello in cui ha sede la Dhi di Alberto Di Nardi, l’altro imprenditore dei rifiuti che nel suo libro autobiografico “Il corruttore”, un testo a dir poco patetico, si presenta come il manager brillante finito nelle maglie di una rete molto più grande di lui. Di Nardi che la rete, da quanto sta emergendo,  pare la tessesse volontariamente, inutilmente “rinnegato” dal padre  visto che l’ interdittiva antimafia è arrivata ugualmente, mette nero su bianco che, per Dhi, “il lavoro sporco” lo faceva Scialdone. Scialdone avrebbe collaborato anche con i Servizi segreti durante l’emergenza rifiuti in Campania e al Cub la sua gestione ha fatto disastri così gravi che ancora se ne pagano le conseguenze. Sorridente nella foto di gruppo del consorzio dei rifiuti, in prima linea nelle uscite pubbliche del sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano, Scialdone, con il suo  nome sui manifesti elettorali, una cosa l’ha dimostrata sul serio: di coraggio ne  tiene veramente assai!

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