ERA MEGLIO SUICIDARSI COL CAVATURACCIOLI CHE…

di TINA CIOFFO

Per essere amministratori pubblici non basta più avere idee politiche e lo stimato spirito di impegno tramandato dai padri costituenti. E’ necessario avere anche una buona dose di coraggio. Il dato, fuori dalle logiche allarmistiche sulle quali qualcuno, in passato, ci ha sguazzato senza vergogna solo per rifarsi una verginità civica, emerge dall’ultimo rapporto di Avviso Pubblico ‘Amministratori sotto Tiro’.

Nel 2017 Avviso Pubblico ha censito 537 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, una ogni 16 ore. Dal 2011, anno della prima edizione del Rapporto “Amministratori sotto tiro” in cui furono censiti 212 casi, gli atti intimidatori sono aumentati del 153%. Il fenomeno lo scorso anno ha coinvolto per la prima volta tutte le 20 regioni italiane, 78 Province e 314 Comuni – il 6% in più nel confronto con il 2016.  Il 69% degli atti intimidatori si concentra nel Sud e nelle Isole. Sul piano nazionale LA CAMPANIA è la Regione che sta messa peggio. Sono 86 gli atti di intimidazione e minaccia censiti con un aumento del 34% rispetto all’anno precedente. L’impennata è dovuta ai 34 casi nella provincia di Napoli con ben 18 Comuni coinvolti (come Pompei, Somma Vesuviana, Casoria) e ai 22 episodi nella provincia di Avellino.

Nella provincia di CASERTA, non va meglio.  Qui, spicca un aumento di atti intimidatori nel 2017 (12), in confronto agli ultimi anni di relativa calma. A Marcianise, le intimidazioni denunciate dal sindaco Antonello Velardi, hanno reso necessaria l’assegnazione di una scorta. Nel Rapporto nazionale di Avviso Pubblico è entrato anche il raid vandalico nelle scuole casalesi, dello scorso novembre. Quando, sette ragazzi si introdussero in tre diversi edifici danneggiando banchi, parete e una finestra. Le telecamere di sorveglianza li ripresero mentre rompevano quel che incontravano davanti. Non era notte fonda ma solo intorno alle 20 e trenta e poco prima al Teatro della Legalità di viale Europa, si era tenuta la prima giornata dell’ottava festa nazionale di Avviso Pubblico con la partecipazione del procuratore di Napoli, Giovanni Melillo. In sala c’erano il questore Antonio Borrelli, il prefetto Raffaele Ruberto ed il colonnello dei carabinieri Alberto Maestri. Un episodio che venne interpretato come una vera e propria sfida allo Stato che solo un’ora prima era schierato per condannare ogni forma di criminalità.

NAPOLI VECCHIA CONOSCENZA ED AVELLINO NEW ENTRY– Poca sorpresa desta la situazione del Napoletano, di solito già censita ai primi posti della triste graduatori, al secondo posto, dietro Reggio Calabria, per numero di Enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose (56) dal 1991. “I principali cartelli camorristici coincidono ormai con sofisticate costellazioni d’impresa, con reti in cui si stabiliscono relazioni invisibili ma solidissime – ha spiegato il Procuratore di Napoli Giovanni Melillo in audizione alla Commissione parlamentare antimafia – Basta che un’impresa fiduciaria d’interessi mafiosi si collochi in una posizione dominante perché espanda le sue capacità di controllo su una più ampia filiera affaristica, commerciale e imprenditoriale. La dissoluzione dei corpi intermedi, a sua volta, finisce per assegnare alle organizzazioni camorristiche il riconoscimento tacito di una sorta di pretesa ad assumere direttamente le funzioni di rappresentanza politica e sociale”.  Quella che meraviglia è la tranquilla e dormiente AVELLINO che rappresenta una new entry a tutti gli effetti. Particolarmente tesa la situazione a Monteforte Irpino, che ha fatto registrare ben 9 atti intimidatori in due mesi rivolti al Sindaco Costantino Giordano, ad una consigliera e al Presidente del Consiglio comunale. Tensioni reiterate ad Avellino città, a Sirignano nel corso della campagna elettorale. SALERNO, pur facendo registrare un calo dal 2016 – da 21 a 15 casi censiti – si conferma tra le province maggiormente colpite e ribadisce una certa diffusione del fenomeno, con 12 Comuni coinvolti da atti intimidatori.

IL MESE PREFERITO PER MINACCIARE– Il mese di marzo è stato nel 2017 quello in cui si è riscontrato il maggior numero di intimidazioni: ben 57 casi. Contrariamente agli anni precedenti, quando è sempre stato maggio il mese in cui si è registrato un sensibile aumento delle minacce, soprattutto nei confronti di candidati alle Elezioni amministrative, nel 2017 l’estate più che stimolare la pausa al mare, ha aumentato la rabbia. Il periodo estivo è quello in cui la media delle minacce mensili si alza, infatti, in modo significativo. Circa il 40% delle intimidazioni, si è concentrato tra i mesi di giugno e settembre, con una media di 56 minacce nei mesi di luglio e agosto, contro una media annuale inferiore a 45 intimidazioni al mese.

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