FAMILIARI, TESTIMONI E IMPRENDITORI ANTIRACKET, PER IL PROCURATORE NAZIONALE DE RAHO: “CI VUOLE PIÙ CORAGGIO”

Di Tina Cioffo

“Lo Stato deve trovare forza e coraggio per dimostrare vicinanza alle persone che in determinati territori combattono una battaglia non dovuta. É il caso dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata che lottano per il riconoscimento dei loro cari uccisi senza colpa. Per loro bisogna fare di più e bisogna farlo anche per i testimoni di giustizia come Augusto Di Meo che apetta da più di 24 anni”, lo ha detto il procuratore Federico Cafiero De Raho alla Summer school sul giornalismo di inchiesta a Casal di Principe e le sue parole sono risuonate come una presa di posizione a difesa di quelle mogli, figli e fratelli che dicono di sentirsi “inascoltati”.

Il suo volto umano lo ha d’altronde, sempre contraddistinto così come la sua capacità di stabilire un collegamento diretto con la gente, incoraggiandola a denunciare e accrescendo quel sentimento di sicurezza che per decenni in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia è completamente mancato. Terre complicate nelle quali i numeri dei commercianti e degli imprenditori estorti, la dicono lunga sul potere di controllo delle mafie.

E per gli imprenditori che denunciano De Raho vorrebbe una sorta di primialita’. Non una zona franca ma di avanzamento avanguardista a garanzia di chi si schiera e di chi dovrebbe farlo. “Incoraggiare le denunce vuol dire anche aiutare quegli operatori economici che hanno deciso di non sottomettersi al potere criminale di ritornare nel settore economico senza essere costretto di lasciare il proprio territorio, così come spesso accade in Calabria o Campania.  E allora un certo numero di appalti pubblici potrebbero essere riservati proprio a quegli imprenditori che hanno denunciato”, ha proposto il Procuratore non intendendo un affidamento diretto ma una concorrenza leale a pari condizioni.

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