RICORDIAMO PURE MA L’ANTIMAFIA E’ FUORI MODA

di Tina Cioffo

Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, due uomini, due padri di famiglia, un duplice omicidio che il 12 settembre del 2008 allungò l’elenco delle vittime del gruppo di fuoco capeggiato da Giuseppe Setola del clan dei Casalesi. Una scia di sangue che dopo dieci anni pone ancora molti interrogativi. Punti di domanda che non riguardano ovviamente la dinamica, il movente o gli esecutori già tutto chiarito dal processo culminato con la sentenza nel 2013 che condannò all’ergastolo Giuseppe Setola e Giovanni Letizia.  Tredici anni e mezzo furono invece decisi per il collaboratore di giustizia Giuseppe Guerra. La pubblica accusa fu dell’allora pm della Dda di Napoli, Cesare Sirignano ora alla Direzione Nazionale Antimafia. Ciardullo, imprenditore nell’autotrasporto, così come l’imprenditore di Castel Volturno Domenico Noviello (ucciso il 16 maggio del 2008), nel 1998 aveva denunciato e fatto arrestare e condannare per estorsione proprio Guerra, affiliato al clan nella zona di San Marcellino.  Quando nell’aprile 2008 Setola fuggì da una clinica di Pavia, Guerra gli chiese di vendicarsi. Setola, intenzionato a punire chiunque avesse sporto denuncia causando il carcere agli affiliati, lo uccise mentre stava riparando il suo camion. Fabozzi fu ammazzato perché unico testimone. Nel decennale, il ricordo delle autorità è stato puntuale come sempre e anche quello delle associazioni. Entrambi commemorati nel piazzale dove furono uccisi ed in questi casi la presenza non è mai superflua. Si sta accanto alle mogli e ai figli senza trovare le parole per alleviare il loro smarrimento. Sebbene la vita vada avanti nei loro occhi c’è sempre quella vena di disperazione che mette a disagio.

Ciardullo e Fabozzi sono state vittime della furia assassina della camorra ma non allo stesso modo, almeno non per la legge. Per Ciardullo il riconoscimento di vittima innocente della criminalità organizzata è arrivato nel 2012 mentre per Fabozzi, moglie e figli stanno ancora aspettando. Come mai? E come mai l’antimafia con annessi e connessi sembra che sia passata di moda? I giornali ne parlano decisamente poco. Le sentenze penali fanno sconti. Non ne parla quasi più la politica. I grandi meeting per capire quali soluzioni mettere in campo, sono stati sostituiti da altro. Certo l’attenzione, anche quella dei reparti speciali delle forze dell’ordine, è spostata sul terrorismo e sulle urgenze.

Ma forse le mafie sono davvero finite. Forse chi come il saggista e docente universitario Isaia Sales per esempio, che continua a porre interrogativi sul tema, è davvero una voce fuori dal coro? E lo sono evidentemente anche tutti quei familiari di vittime innocenti che ancora chiedono il riconoscimento dello status per i propri cari. Se sei innocente o no, allo Stato non interessa particolarmente. “Quello che importa è fare ‘economia’ e allora un motivo per rigettare le istanze si trova sempre”, dicono i familiari delle vittime innocenti del clan dei Casalesi. Se è davvero tutto finito, basta solo rendersene conto. Finita la camorra imprenditrice, finita la camorra violenta, finita la mafia, finita la ndrangheta e finita anche la non meglio precisata sacra corona unita. E allora balliamo e facciamo festa, l’obiettivo di tanti anni di battaglie civili, militari, politiche è stato raggiunto. Aveva ragione Pio La Torre quando disse “lo so che per voi la mafia vi sembra un’onda inarrestabile ma la mafia si può fermare”, avevano ragione i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Facciamo festa e teniamo alto il volume della musica, alto sempre più alto perché se torna il silenzio, ci renderemo conto che abbiamo sbagliato tutto.

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