RIFIUTI E ROGHI, IL PROBLEMA NON È LA CAMPANIA.

di Tina Cioffo– La Terra dei Fuochi non è circoscritta al territorio regionale della Campania. Il dato è emerso nel corso dell’ultimo Forum internazionale sull’ ambiente tenutosi ad Ischia. A denunciarlo con prove e carte alla mano sono stati tre magistrati di tre diverse Procure italiane. Ma questa volta il mal comune non è mezzo gaudio. Le colonne di fumo nero e l’acre odore che per mesi interi hanno respirato i cittadini delle province di Caserta e Napoli, sono evidentemente poca cosa rispetto a quanto accade quotidianamente in altri posti del Paese.

A Milano, la capitale europea italiana, la situazione è probabilmente fra le peggiori.

 «In Lombardia -ha detto Silvia Bonardi, magistrato della Dda di Milano – dal 2015 al 2017 si sono verificati più di 120 episodi d’incendio su matrici di rifiuti, di questi 50 solo nel 2017, di cui 10 di competenza territoriale della Distrettuale Antimafia. A fuoco non vanno solo gli impianti regolarmente autorizzati e che sono in sovraccarico di stoccaggio. I roghi colpiscono in maniera allarmante quei depositi abbandonati, molto spesso capannoni inutilizzati per smaltire rifiuti che non possono essere introdotti negli impianti di trattamento, già colmi o perché sotto l’attenzione dell’autorità amministrativa». Uno scenario nel quale incide la carenza dei controlli ed una troppo facile concessione delle autorizzazioni, la mafia non se ne sta a guardare. Anzi, il livello di rischio e pericolo è altissimo. La Bonardi è chiara: «il controllo da parte della mafia calabrese – è pressante specie in quegli impianti di trattamento che sono in difficoltà e ai quali viene ‘suggerito’ dove portare i rifiuti ed in che modo smaltiti».

Il business non conosce confini.

E sebbene il Procuratore Distrettuale della Procura di Trento, Sandro Raimondi abbia definito «Brescia come la nuova Terra dei fuochi italiana», c’è ancora chi è pronto a dargli del folle e a negare l’evidenza. Eppure, basterebbero i numeri.  A Montichiari, piccolo comune a sudest di Brescia, su 23mila abitanti ci sono 25 discariche di rifiuti con una situazione ambientale nel Bresciano che è particolarmente drammatica. Il quadro del traffico e dello smaltimento illecito dei rifiuti secondo Raimondi, è sempre lo stesso: «le indagini hanno rilevato fatti commessi sia attraverso attività “organizzate” del tutto illecite, ossia svolte senza nessuna autorizzazione sia con l’utilizzo di attività apparentemente legittime, che, per le modalità concrete con cui sono esplicate, risultano difformi da quanto autorizzato». A questo si aggiunge il ‘girobolla’ ovvero «il far risultare che il rifiuto fosse transitato da impianti regolarmente autorizzati, ove vennero effettuate le operazioni al fine del cambio codice (talvolta trasformandolo in End of Waste) senza che in realtà il rifiuto vi fosse transitato; l’impianto compiacente però certificava il rifiuto preparando la falsa documentazione». La contraffazione del rifiuto non conosce confini, la nuova direttrice del traffico è l’A22, l’autostrada del Brennero che dalla Germania Meridionale porta direttamente nel Nord Italia e fino a Modena.

E allora, cosa fare?

 Per Eugenia Pontassuglia Sostituto Procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, «sebbene la ricostruzione dei dati provenienti dalle Agenzie per l’ambiente dal 2014 al 2017 ed i dati acquisiti dalle Procure territorialmente competenti rispetto ai procedimenti avviati, in corso o conclusi, hanno fatto registrare un numero di roghi nettamente maggiore al Nord insieme ad una inversione del flusso dei rifiuti ed una carenza dei controlli negli impianti da parte dei soggetti preposti l’intervento giudiziario si è dimostrato non incisivo e questo sebbene ci sia un impianto normativo che appare comunque idoneo».  Allora una più efficace strategia giudiziaria, secondo il Sostituto Procuratore della Dna «avrebbe bisogno di un coordinamento delle informazioni fra le Procure distrettuali e nazionale e fra le forze dell’ordine che intervengono insieme ad una maggiore specializzazione della polizia giudiziaria, per creare quel sistema di condivisione informativa che consentirebbe una risposta sinergica di tutti i soggetti».

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